I NUOVI PASSI AVANTI DELLA RICERCA SULLA SCLEROSI MULTIPLA
L’estate 2026 ha portato risultati di grande interesse nella ricerca sulla Sclerosi Multipla, con pubblicazioni su alcune delle riviste scientifiche più autorevoli al mondo e importanti risultati di studi clinici. Un lavoro pubblicato su Nature Medicine ha chiarito per la prima volta come la riattivazione del virus di Epstein-Barr preceda le ricadute di malattia, aprendo la strada a nuovi strumenti predittivi. Uno studio pubblicato su JAMA Neurology ha rafforzato il ruolo di un biomarcatore nel sangue capace di identificare la progressione “silenziosa” della malattia, quella che avviene indipendentemente dalle ricadute. Infine, i risultati di un ampio studio clinico di fase 3 hanno mostrato l’efficacia di un nuovo farmaco orale, che potrebbe presto ampliare le opzioni terapeutiche disponibili. In questo aggiornamento presentiamo questi tre lavori, cercando di spiegarne il significato e le possibili ricadute per le persone con sclerosi multipla.
Il primo studio, pubblicato a settembre 2026 sulla rivista Nature Medicine da un gruppo di ricercatori del Mass General Brigham di Boston, getta nuova luce sul legame tra il virus di Epstein-Barr (EBV) e le ricadute di malattia. Sappiamo da tempo che l’infezione da EBV è un fattore di rischio importante per lo sviluppo della sclerosi multipla, ma il suo ruolo nello scatenare le singole ricadute era rimasto poco chiaro. I ricercatori hanno analizzato campioni di sangue di 114 persone con SM e 21 controlli sani, raccolti nell’ambito di uno studio di lunga durata condotto presso il Brigham and Women’s Hospital. Analizzando i campioni fino a 90 giorni prima di una ricaduta, hanno scoperto che nei mesi precedenti l’attacco si osservava un’aumentata attività “litica” del virus (cioè la fase in cui il virus, normalmente dormiente nell’organismo, si riattiva e inizia a replicarsi) nelle cellule immunitarie circolanti. Queste stesse cellule mostravano anche un’aumentata espressione di geni associati al rischio genetico di sviluppare la SM.
Questo risultato è importante perché per la prima volta mette insieme i pezzi del puzzle, mostrando una sequenza temporale precisa: la riattivazione del virus interagisce con i geni di rischio della persona, scatenando un’infiammazione che porta poi alla ricaduta clinica. Se questi risultati verranno confermati in studi più ampi, un semplice esame del sangue capace di rilevare la riattivazione di EBV potrebbe un giorno aiutare i medici a identificare precocemente le persone a maggior rischio di ricaduta, prima ancora che compaiano i sintomi o le nuove lesioni alla risonanza. Inoltre, questa scoperta apre la strada a terapie più mirate, capaci di colpire specificamente il virus o le cellule immunitarie coinvolte nella ricaduta, invece di sopprimere in modo generale tutto il sistema immunitario come fanno molti trattamenti attuali.
Il secondo studio, pubblicato ad agosto 2026 su JAMA Neurology dal gruppo di ricerca dell’Università di Basilea guidato dal Prof. Jens Kuhle, ha analizzato il ruolo di una proteina chiamata GFAP (proteina acida fibrillare gliale) come biomarcatore nel sangue. Lo studio, condotto nell’ambito della Swiss Multiple Sclerosis Cohort, ha coinvolto 2.329 pazienti seguiti in 8 centri svizzeri, per un totale di oltre 18.000 misurazioni nel sangue raccolte in un follow-up mediano di 6 anni. La GFAP è una proteina rilasciata dagli astrociti, le cellule di supporto del sistema nervoso, quando queste vengono danneggiate o attivate.
I ricercatori hanno scoperto che livelli elevati di GFAP nel sangue si associavano a un rischio significativamente più alto di peggioramento della disabilità nel tempo, sia a breve che a lungo termine, e in particolare della cosiddetta progressione indipendente dalle ricadute (PIRA), quella forma di peggioramento “silenzioso” che si verifica anche senza attacchi clinici evidenti. È importante sottolineare che, mentre esisteva già un biomarcatore consolidato per predire il rischio di ricadute (i neurofilamenti, o NfL, di cui abbiamo parlato in precedenti numeri di questa newsletter), non esisteva finora un marcatore altrettanto affidabile per la progressione silenziosa. Inoltre, lo studio ha mostrato che nei pazienti i cui livelli di GFAP diminuivano dopo l’inizio di una terapia, il rischio di progressione futura risultava più basso, suggerendo che questo biomarcatore possa essere utile anche per monitorare la risposta al trattamento nel tempo. Combinando GFAP e neurofilamenti, i medici potrebbero in futuro ottenere un quadro più completo dei diversi processi patologici in corso, aprendo la strada a un monitoraggio più personalizzato della malattia.
Il terzo aggiornamento di questo trimestre riguarda direttamente una nuova opzione terapeutica. Il 1° settembre 2026, l’azienda farmaceutica Novartis ha annunciato i risultati preliminari di due studi di fase 3 gemelli, denominati REMODEL-1 e REMODEL-2, che hanno valutato l’efficacia di un nuovo farmaco orale chiamato remibrutinib nella sclerosi multipla recidivante-remittente. Remibrutinib è un inibitore altamente selettivo della tirosin-chinasi di Bruton (BTK), un enzima coinvolto nell’attivazione dei linfociti B e di altre cellule del sistema immunitario innato implicate nell’infiammazione tipica della SM. A differenza di molte terapie ad alta efficacia attualmente disponibili, che richiedono infusioni endovenose, remibrutinib si assume per via orale.
Gli studi, che hanno arruolato pazienti con SM recidivante e punteggio EDSS tra 0 e 5,5, hanno confrontato remibrutinib con teriflunomide, un farmaco orale già in uso. I risultati preliminari mostrano che remibrutinib ha ridotto in modo significativo il tasso annualizzato di ricadute rispetto a teriflunomide in entrambi gli studi, dimostrandosi inoltre superiore su tutti gli endpoint secondari prestabiliti, inclusa la riduzione delle nuove lesioni infiammatorie alla risonanza magnetica. Un’analisi combinata pianificata dei due studi ha mostrato anche un ritardo clinicamente significativo nella progressione della disabilità. Dal punto di vista della sicurezza, il farmaco ha mostrato un profilo favorevole, senza segnali di tossicità epatica, coerentemente con quanto osservato negli studi precedenti su questa molecola condotti per un’altra patologia (l’orticaria cronica spontanea). È importante segnalare che si tratta per ora di risultati preliminari (topline), non ancora pubblicati per esteso su una rivista scientifica sottoposta a revisione paritaria; i dati completi verranno presentati al prossimo congresso internazionale MSToronto2026 e l’azienda prevede di richiedere l’approvazione alle autorità regolatorie internazionali. Se confermati e approvati, questi risultati potrebbero offrire alle persone con SM recidivante una nuova opzione terapeutica orale ad alta efficacia, ampliando ulteriormente le possibilità di personalizzazione del trattamento.
I tre studi presentati in questo aggiornamento illustrano ancora una volta la ricchezza e la rapidità dei progressi nella ricerca sulla sclerosi multipla. Da un lato, la comprensione sempre più dettagliata dei meccanismi che scatenano le ricadute apre la strada a strumenti predittivi e terapie mirate contro l’EBV; dall’altro, nuovi biomarcatori nel sangue permettono di individuare la progressione silenziosa della malattia, finora difficile da cogliere; infine, nuovi farmaci orali ad alta efficacia si affacciano all’orizzonte terapeutico. Questi risultati, pubblicati o presentati nel corso di un solo trimestre su alcune delle piattaforme scientifiche più autorevoli al mondo, confermano quanto la sclerosi multipla rimanga al centro dell’attenzione della comunità scientifica internazionale, con benefici concreti attesi per le persone che convivono con questa malattia.
Bibliografia
- King DA, et al. EBV reactivation priming of the peripheral immune system in multiple sclerosis relapse. Nat Med. 2026 Sep. doi: 10.1038/s41591-026-04665-3.
- Einsiedler M, Sandgren S, Schaedelin S, et al. Serum Glial Fibrillary Acidic Protein Dynamics, Disease Progression, and Therapy Response in Multiple Sclerosis. JAMA Neurol. Published online August 3, 2026. doi: 10.1001/jamaneurol.2026.2500.
- Novartis. Novartis remibrutinib, a high-efficacy oral BTK inhibitor, significantly reduces relapse rates and shows favorable safety profile in Phase III RMS trials (REMODEL-1/REMODEL-2). Comunicato stampa, 1 settembre 2026. Dati completi in presentazione al congresso MSToronto2026; pubblicazione scientifica per esteso attesa.
