Trattamenti online con cellule staminali: tra miraggio e business.

Enormi progressi sono stati fatti nell’ultimo decennio nel campo delle cellule staminali e della medicina rigenerativa. Dall’identificazione, alla caratterizzazione, infine all’utilizzo nella terapia sperimentale di modelli di patologia umana, la ricerca accademica ha fornito prove di principio importanti a supporto della plasticità terapeutica delle cellule staminali 1. Nonostante l’aspettativa iniziale di utilizzare le cellule staminali con l’obiettivo di sostituire quanto danneggiato in corso di patologia (cellule oppure intere porzioni di organo o tessuto) sia stata sostanzialmente disattesa – unica eccezione fatta per le cellule staminali derivate dall’embrione oppure cellule adulte riprogrammate ad uno stato staminale embrionale – sono numerose le evidenze che oggi confermano l’alto impatto terapeutico di protocolli sperimentali con cellule staminali e che alimentano le speranze (e le aspettative) dei pazienti per un rapido trasferimento di queste osservazioni sperimentali nella pratica clinica. La sensazione è tuttavia che, a fronte di queste prove di principio sicuramente molto incoraggianti, la medicina con cellule staminali non sia ancora sufficientemente matura per il grande salto verso l’uomo. Infatti, in parallelo con la identificazione degli ‘standard’ adeguati che cellule staminali per utilizzo in clinica debbano possedere (http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2006:038:0040:01:EN:HTML), le domande a cui la comunità scientifica sta tentando di rispondere riguardano essenzialmente la cellule (o le cellule) ideale per le terapie cellulari. Ossia, cellula staminale adulta oppure embrionale, autologa (prelevata dal paziente stesso) oppure allogenica (ottenuta da donatore), somministrata nel sito di danno (all’interno di un organo o tessuto colpito dalla malattia tramite approccio chirurgico) oppure iniettata in vena, singola somministrazione oppure somministrazioni multiple, sempre lo stesso numero di cellule oppure numerosità cellulare rapportata al peso del paziente. Non si tratta di domande banali e di rapida risoluzione. L’esperienza ormai 60ennale del trapianto di midollo osseo 2 insegna che, alla risoluzione di alcune tra queste importanti questioni, è molto verosimile che marcatori di efficacia (biologica e terapeutica) possano essere sviluppati anche per cellule staminali non ematopoietiche.
A fronte di questo stato e del tempo ovviamente necessario per risolvere quanto accennato, medici e ricercatori clinici sono quotidianamente testimoni di una insofferenza crescente da parte dei pazienti. L’umore generale è che la lentezza di un sistema di regolazione macchinoso e l’immobilismo dei ricercatori, troppo spesso innamorati della mera scoperta scientifica, stiano rallentando (e compromettendo) la diffusione di terapie alternative e promettenti per la cura di malattie altrimenti incurabili. La apparente soluzione a questo ostacolo, nell’era della globalizzazione e di internet, è allora andare un un motore di ricerca qualunque, ad esempio Google oppure Yahoo, e cercare per ‘terapie con cellule staminali’. Si apre un mondo: il mondo dei trattamenti online con cellule staminali. All’agosto del 2007 una ricerca simile ha prodotto ben 19 siti web che pubblicizzavano il trattamento con cellule staminali di vario tipo per il trattamento di diverse condizioni (patologiche e non). Il paradosso è che, qualunque sia il sito web di interesse, la località presso cui eventualmente sottoporsi al trattamento oppure ancora la descrizione di quanto offerto nel pacchetto, per la prima volta nella ‘pratica medica’ è generalmente il paziente a decidere. Facile, rapido, efficiente, come fare la spesa online.
Molto difficile riuscire a fornire un’analisi critica di quanto ha improvvisamente creato aspettative nei pazienti che, comprensibilmente, chiedono un parere in merito. Per di più che gran parte delle informazioni che viaggiano nei blogs, o che vengono riportate dai siti web, sono limitate a casi individuali in cui il riferito miglioramento (o soddisfazione da parte del cliente) è spesso testimoniato da un filmato, più che da un’analisi sistematica di parametri di disabilità o deficit funzionali quantificati prima e dopo il trattamento. Le testimonianze dei pazienti che tornano in clinica dopo un trattamento riportano miglioramenti spesso solo soggettivi, transitori, e non obiettivabili con esami strumentali.
Un gruppo di avvocati canadesi, esperti di sanità pubblica, ha recentemente pubblicato sulla rivista Cell Stem Cell un’analisi sistematica dei trattamenti online con cellule staminali 3 con l’obiettivo di far luce su alcune principali questioni, quali il tipo di terapie che vengono offerte, il tipo di marketing e pubblicità che sta dietro queste terapie e infine, che tipo di evidenze cliniche esistono (se ne esistono) a supporto delle stesse.
Emerge che i pazienti accedono a queste cliniche generalmente tramite internet. La Beike Biotech (beikebiotech.com), una società che fornisce trattamenti con cellule staminali presso un totale di 24 ospedali in tutta la Cina dichiara di aver trattato più di 3000 pazienti, mentre Advanced Cell Therapeutics (ACT, Turchia; stem-cell.com) e Emcell (Ucraina; emcell.com) ne dichiarano rispettivamente 700 e più di 2000. Intuibile che, in un momento in cui non esiste ancora chiarezza definitiva sulle norme di regolamentazione delle terapie cellulari, internet rappresenta un modo rapido per raggiungere pazienti da tutto il mondo.
La sorgente cellulare più utilizzata sono le cellule staminali adulte di origine autologa (47% dei casi), seguite da cellule fetali non meglio specificate o cellule derivate da cordone ombelicale, ma anche, in un numero minore di casi, cellule staminali embrionali. Tre volte su dieci il trattamento prevede l’iniezione intratecale (all’interno dello spazio cerebrospinale), in un ulteriore 1/3 dei casi un’iniezione endovena, mentre nei restanti casi le cellule sono iniettate direttamente nel sito di lesione e/o danno. Inoltre, a dispetto di un format persuasivo e ammiccante (uso ed abuso dei termini staminale, rigenerazione, riparazione, etc.), risulta estremamente difficile recuperare alcunché informazione tanto sulla reale staminalità (o purezza) delle cellule proposte quanto sulle specifiche modalità di isolamento, caratterizzazione, conservazione e certificazione.
In cima alla lista delle patologie più frequentemente associate a questi trattamenti, le malattie neurologiche (80%) – inclusa la sclerosi multipla, la malattia di Parkinson, la sclerosi laterale amiotrofica, etc. – poi le malattie cardiologiche (65%), il diabete (60%, il cancro (40%), l’AIDS (15%) per finire con malattie psichiatriche non meglio identificate (5%). Si nota anche che nel 40% dei casi lo stesso trattamento è indicato in soggetti sani per cosmesi o miglioramento dello stato di salute (!), al pari di vitamine ed integratori.
Il costo medio di questi trattamenti è intorno ai 20.000 dollari (per trattamento; con un range di 5.000-40.000 dollari), ma spesso il paziente riesce ad ottenere uno sconto se rimane soddisfatto del primo trattamento e decide di ripeterlo.
Poco spazio, od eventualmente un’eccessiva esemplificazione degli effetti collaterali, è invece riservato agli eventuali rischi almeno potenzialmente associati a questi trattamenti, dai rischi legati alla procedura di trapianto/iniezione sino agli eventuali rischi legati alla natura delle cellule e al comportamento che le stesse possono avere una volta iniettate all’interno di un organo, tessuto, o sistema. Tant’è che ha suscitato notevole allarmismo la recente descrizione su una rivista scientifica del caso di un giovane Israeliano, affetto da una grave malattia degenerativa multisistemica – l’Atassia Teleangectasia o sindrome di Louis-Bar – che nel corso di tre anni è stato sottoposto a ripetuti (tre in totale) trattamenti con cellule staminali (definite fetali neurali) presso una clinica in Russia. A distanza di un anno dall’ultimo trattamento, in seguito alla comparsa di cefalea, il paziente è stato studiato tramite risonanza magnetica nucleare che ha evidenziato la presenza di multiple lesioni tumorali a livello del cervello, del midollo spinale e anche a livello delle radici nervose. Indagini diagnostiche molto sofisticate condotte dai ricercatori che hanno riportato questo caso, hanno dimostrano che i tumori derivavano dalle cellule trapiantate 4. Purtroppo, anche in questo caso è stato estremamente difficile ottenere informazioni soddisfacenti riguardo la composizione cellulare dei diversi trattamenti. In uno dei tre trapianti, è addirittura riferito l’utilizzo di cellule provenienti da due o tre diversi feti donatori (!).
Crediamo pertanto di poter condividere la posizione assunta dalla Società Internazionale per la ricerca sulle Cellule Staminali (ISSCR, USA), che ha costituito una commissione tecnica, composta da ricercatori, studiosi di bioetica e giuristi provenienti da 14 paesi che ha redatto le prime linee guida per le ricerche che facciano uso di cellule staminali embrionali umane (http://www.isscr.org/guidelines/index.htm). In linea con la ISSCR, agenzie internazionali quali le Società per la Sclerosi Multipla Americana, Italiana, Canadese e Inglese – un primo incontro congiunto è fissato per il prossimo Maggio a Londra – si sono già attivate per creare un comitato dedicato alle terapie cellulari che contribuisca a dettare specifiche linee guida per un’analisi obiettiva delle reali potenzialità delle cellule staminali in studi clinici controllati nell’uomo.
Letture suggerite
1.   Chien KR. Regenerative medicine and human models of human disease. Nature. 2008;453:302-305
2.   Armitage JO. Bone marrow transplantation. N Engl J Med. 1994;330:827-838
3.   Lau D, Ogbogu U, Taylor B et al. Stem cell clinics online: the direct-to-consumer portrayal of stem cell medicine. Cell Stem Cell. 2008;3:591-594
4.   Amariglio N, Hirshberg A, Scheithauer BW et al. Donor-derived brain tumor following neural stem cell transplantation in an ataxia telangiectasia patient. PLoS Med. 2009;6:e1000029
Stefano Pluchino, Donatella De Feo e Gianvito Martino
Istituto di Neurologia Sperimentale, DIBIT2, Istituto Scientifico San Raffaele, Milano
Email: pluchino.stefano@hsr.it