Alcune domande emerse durante l’incontro con i pazienti di Dicembre 2014.

DOMANDA:      Vorrei sapere a che punto sono gli studi sulla ricostruzione della mielina.

RISPOSTA:      Anche questo è un aspetto molto interessante. La novità più importante da questo punto di vista è che in realtà la mielina non è solo importante perché protegge l’assone che conduce le informazioni, stando intorno ad esso, ma passa anche il nutrimento all’assone, alla fibra nervosa. Quindi oggi capiamo perché, se distruggo la mielina in un attacco e non riesco a riformarla, la fibra nervosa (assone), anche se per il momento è sopravvissuta, prima o poi morirà, ed è questo il motivo per cui questa malattia ha poi una fase progressiva. Ecco perché dobbiamo mettere in atto dei tentativi per ricostruire la mielina. Questi tentativi si basano su due aspetti: il primo è disporre di sostanze, che fanno sì che nel tessuto nervoso sono normalmente presenti cellule che producono la mielina, che normalmente dovrebbero intervenire e riavvolgere l’assone da proteggere. Eppure non lo fanno sempre. Ci sono pertanto vari studi che devono cercare di capire cosa fa sì che le cellule che producono la mielina, che potrebbero salvare l’assone in una condizione di danno, in realtà non lo fanno. Ci sono sostanze prodotte dall’assone che in situazioni di danno inviano segnali di inibizione e comunicano in realtà di non voler ricevere aiuto. Noi dobbiamo riuscire a far sì che questi messaggi inibitori vengano eliminati. Qui al San Raffaele la dottoressa Carla Taveggia è una delle più grandi ricercatrici al mondo su questi fattori.

DOMANDA:      Volevo sapere se il passaggio dalla forma Remittente-Recidivante alla forma progressiva è un passaggio obbligatorio. Se qualcuno non ha questo passaggio, in che percentuale accade?

RISPOSTA:      Non è un passaggio obbligatorio, questa è una malattia che ha alcuni aspetti strani. Ci sono alcune persone che hanno questa malattia ma non si accorgono neppure in vita di averla: solo facendo un’autopsia per altri motivi, si scopre la malattia. Poi ci sono persone che hanno inizialmente gli attacchi che caratterizzano tipicamente questa malattia, ma ad un certo punto tali attacchi si fermano e la persona non ha più nulla. Poi ci sono purtroppo le persone che seguono la regola, ossia che dopo una serie di attacchi entrano in una fase di progressione. Ovviamente tutto questo accade se un paziente non fa una terapia, perché facendo la terapia si può evitare questa evoluzione. La percentuale che naturalmente non evolve verso le forme progressive è stimata intorno al 15%. Non è possibile prevedere in modo estremamente preciso chi non andrà in questa direzione, è molto più facile prevedere chi ci andrà. Questo 15% è per noi molto interessante, su questa percentuale abbiamo i riflettori accessi, in quanto se capissimo quali siano i fattori che determinano la non evoluzione della malattia in questo 15%, potremmo usare queste conoscenze per tutti gli altri pazienti.

DOMANDA:      Vorrei sapere quali sono le novità in merito alla ricerca sul nervo ottico.

RISPOSTA:      Sul nervo ottico e sul midollo spinale si è svolto recentemente un convegno internazionale sul Lago Maggiore. Il nervo ottico è una struttura estremamente delicata ed importante. Non abbiamo novità particolari, salvo un nuovo strumento che ci consente di studiarne in modo molto più preciso la funzionalità. Si tratta dei potenziali evocati visivi multifocali. Tutti voi avete fatto o sentito parlare dei potenziali evocati visivi, che ci permettono di capire come funziona globalmente il nervo ottico. Si tratta di una nuova tecnica, in atto qui al San Raffaele, che consente di vedere settore per settore come si comporta il nervo ottico, quindi di rivelare ogni sua più piccola alterazione. Questo è molto importante nell’ottica di iniziare delle terapie. Se la persona dopo un attacco di neurite ottica viene vista dal neurologo, abbiamo la possibilità di trattarla con un farmaco sperimentale che ha una grande potenzialità, ossia far ricrescere immediatamente la mielina. Ma per far questo il malato deve arrivare subito. Se c’è una regola comune, è quella della precocità. Per esempio, se si tenta di medicare una ferita quando ormai si è formata la cicatrice, non è più possibile migliorare la condizione. Se invece si tenta di medicare la ferita nel momento iniziale, potrebbe restare una brutta cicatrice ma potrebbe anche non vedersi più nulla. Questo vale anche per la Sclerosi Multipla.